Il vuoto nel calcio italiano

La chiusura di quest’anno ha causato un vuoto che si potrebbe definire “vuoto al quadrato”

Se si domanda ad un Italiano qual è lo sport che preferisce la risposta media sarà: “Il calcio è lo sport più bello del mondo.”

Unisce, ci emoziona e ci fa piangere.

L’attaccamento alla propria squadra per alcuni può essere paragonabile ad un credo religioso.

Persone che nella vita normale non si sarebbero mai conosciute sono state legate proprio dalla comune passione per loro squadra del cuore; andare allo stadio è un modo per creare nuove relazioni e trovare amici con gli stessi interessi.

Tifosi dell’Inter

Quest’anno il contagio pandemico ha portato alla esclusione degli spettatori dalle partite di calcio per ovvie ragioni di sicurezza. L’effetto di questa chiusura è stato quello della rappresentazione di un vuoto che si potrebbe definire “vuoto al quadrato”.

Questo vuoto infatti si amplifica in due significati e in due distinte rappresentazioni.
Il “vuoto fisico”: quello che mostra gli spalti una volta gremiti all’inverosimile ora completamente vuoti. Il “vuoto psicologico e sociale”: quello che ha sospeso una delle più classiche occasioni aggregative e cioè andare insieme allo stadio.

Il primo mostra durante le inquadrature televisive delle partite grappoli di sedili desolatamente vuoti accompagnati da un silenzio che mal si sposa con l’agone calcistico. Il secondo si concretizza in una perdita di socialità. È venuta a mancare una importante occasione per incontrarsi e per condividere; per soffrire o gioire e per supportare insieme; per presenziare raggruppandosi.

Spalti vuoti durante una partita di calcio

Si tratta di una perdita di socialità molto tangibile e molto condizionante. Ha cambiato le abitudini di tifosi e di molte famiglie private dello stadio domenicale. Ha forzatamente riconvertito la modalità di utilizzazione del tempo libero con effetti futuri difficili da valutare.

I tifosi torneranno a riempire le gradinate degli stadi dopo la fine della pandemia? Chi vincerà tra l’ormai acquisita attitudine al distanziamento sociale e la spinta aggregativa del tifo da stadio?

La difficoltà che si incontra nel rispondere a tali quesiti è purtroppo esemplificativa della incapacità di prevedere gli effetti che questo complicato periodo eserciterà sulle nostre vite.

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